Il virus dell’anglo-italiano Quali sono le parole inglesi più usate nella nostra lingua e perché se ne utilizzano così tante?

Trascorrete la giornata passando da una conference call all’altra; ma nonostante tutte le vostre skill non vi sembra che la società abbia la giusta awareness del vostro personal branding e vi richieda un efforteccessivo. Così, è davvero difficile riuscire ad avere un po’ di relax. Ecco, quest’ultimo termine inglese è probabilmente l’unico che si può sentire senza avere la tentazione di mettersi le mani tra i capelli; nonostante anche in questo caso la traduzione italiana “riposo” sarebbe più che sufficiente.

E le altre? (continua…)

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Come funziona il marketing degli influencer? E anche: quanto vengono pagati gli influencer e quali sono i lati meno chiari di questo settore?

Alzi la mano chi non ha mai visto una foto di Chiara Ferragni su Instagram con una borsa in bella vista; oppure chi si è perso il suo compagno Fedez che, sempre su Instagram, svapava di gusto da una sigaretta elettronica appena sveglio. Per non parlare di quei personaggi noti nel mondo dei social media — blogger, consulenti, esperti di vario genere — che sembrano essere presenti a ogni evento più o meno legato a qualche azienda e che da lì procedono a ritmi sostenuti di tweet su tweet, consentendo all’hashtag legato all’evento di scalare rapidamente la classifica dei trending topic di Twitter.

È il potere dei social media. O meglio: è il potere di chi, per svariate ragione, ha raccolto importanti numeri di follower e seguaci su Instagram, Twitter, Snapchat, Facebook, YouTube e via dicendo. (continua…)

Che cos’è il personal branding? E in più: come si costruisce un marchio personale di successo e qual è la strategia da seguire

C’era una volta un’epoca in cui chi voleva costruirsi un brand personale doveva fare una sola cosa: stampare qualche bigliettino da visita da distribuirlo a chi di dovere. Preistoria, rispetto a oggi: il personal branding è diventato un investimento obbligatorio per tutti coloro i quali sperano di riuscire a farsi un nome e crearsi una reputazione nel loro ambito professionale. Ma che cos’è, per la precisione, il personal branding? (continua…)

Perché siamo così nostalgici degli anni ’80? Dal Mini NES ai Ghostbusters e non solo: perché va così forte il rimpianto del passato?

Prima è stata la volta del Mini NES lanciato da Nintendo giusto in tempo per lo scorso Natale. Pochi mesi dopo è arrivato il “nuovo” Nokia 3310, che non offre nessuna funzione in più rispetto allo storico cellulare del 2000 (e usato quindi dai nati negli anni ‘80), eccezion fatta per la fotocamera e una pazzesca batteria che dura oltre un mese. Da lì in avanti, è stato un succedersi ininterrotto di lanci sul mercato di prodotti tecnologici vintage: la Sega ha annunciato il mini Mega Drive, Atari la sua “retro-console” chiamata Box ed esiste pure una campagna in crowdfunding per rilanciarelo storico ZX Spectrum.

Ma il mondo della nostalgia non si ferma solo ai prodotti tecnologici: basti pensare all’ondata di remake di film anni ‘70/’80/’90 che ha invaso i cinema negli ultimi anni: da Robocop a Ghost in the Shell, da Blade Runner(la cui uscita è prevista a breve) a Star Wars, dai Ghostbusters all’A-Team. Un’ondata che ha portato il sito specializzato MarketWatch a lanciare l’allarme: “Hollywood sta esaurendo i film anni ’80 da rilanciare”.

(continua…)

OPEN CALL: TOUR MANAGER FOR TOURNÉE DA BAR

Sede di Lavoro: Nord e Centro Italia
Inizio della collaborazione: settembre 2017
Condizioni della collaborazione: da concordare 

Se interessati mandare un curriculum vitae e breve presentazione entro il 10/07/2017 a direzione.tdb@gmail.com

Principali attività:

  • Coordinare le risorse artistiche del progetto;
  • Relazionarsi con i gestori dei locali e dei bar, in cui si svolgerà il tour, come con altri possibili stakeholder (anche operatori e stampa);
  • Riportare sull’andamento del tour al responsabile di progetto, anche attraverso brevi report e partecipazione alle riunioni di team e di coordinamento;
  • Coordinarsi con il responsabile amministrativo dell’associazione per la gestione di pagamenti e incassi, ricevute e fatture;
  • Coordinarsi con il responsabile della comunicazione per la pubblicazione di video, post FB, eventuali interviste;
  • Sbrigare eventuali pratiche siae, gestire la logistica del tour;
  • Supportare l’allestimento con disponibilità ad aiutare nel carico e scarico;
  • Vendita del merchandising durante il tour.

Requisiti richiesti:

  • Capacità di utilizzare i principali strumenti di gestione di progetto (budget, reportistica e documentazione) con padronanza di excel;
  • Ottime capacità organizzative e di coordinamento;
  • Capacità di relazionarsi con partner, stakeholder e risorse interne;
  • Conoscenze tecniche di base per allestimento spazi, audio e luci;
  • Elevata capacità di lavorare in team, di problem solving, di gestione delle priorità, accuratezza e affidabilità;
  • Esperienza di almeno un anno nella mansione, maturata anche nel settore musicale;
  • Patente B.

 

Tournée da Bar è un progetto che diffonde il teatro, la cultura e l’amore per i classici in luoghi teatralmente non convenzionali. Una vera e propria tournée che viaggia di notte mettendo in scena all’interno dei bar i grandi classici del teatro, svolgendo un’azione di audience development e audience engagement. Un evento colorato, gioioso, festoso e gratuito in grado di catalizzare l’attenzione e l’interesse di un gran numero di persone, tra cui molti giovani, per far loro riscoprire la bellezza del teatro e della letteratura. Uno spettacolo teatrale adatto a tutti che per più giorni consecutivamente viene rappresentato all’interno di bar, circoli e locali notturni favorendo il passaparola degli spettatori e l’interesse di media e operatori culturali.

Che cos’è il Buzz Marketing, la tecnica più antica di tutti i tempi Dal passaparola ai social network, bene o male: l’importante è che se ne parli

Parlare di buzz marketing rischia di portare a un fraintendimento e far pensare a una tecnica super-innovativa, all’ultima moda, la più recente innovazione nel mondo in costante evoluzione del marketing. E invece non è così: il buzz marketing è la forma più antica che esista. Si capisce meglio se si utilizza un suo sinonimo: word of mouth marketing, spesso abbreviato in WOM marketing. Passaparola, insomma: nient’altro che la necessità di fare in modo che le persone parlino di un marchio, di un servizio, di un prodotto.

La definizione di buzz marketing

Il buzz marketing è la pratica di marketing non convenzionale volta a creare attesa ed eccitazione tra gli utenti e i consumatori su un particolare prodotto, brand o servizio. L’obiettivo è aumentare il volume delle conversazioni con l’obiettivo di accrescere la notorietà del marchio coinvolto. La parola buzz si richiama al ronzio di uno sciame di api, indicando così il rumore prodotto da una massa di utenti ampia, ma omogenea per gusti rispetto al prodotto che si vuole promuovere. In italiano, si potrebbe tradurre anche con brusio. (continua…)

Come funziona il product placement. Ma anche: quanto costa e le differenze tra l’uso nei film, negli articoli e sui social media

Ogni volta che in televisione c’è la pubblicità, vi alzate per fare uno spuntino o cambiate canale; su YouTube saltate ogni annuncio appena possibile senza mai fare caso a che cosa vi stiano mostrando e quando navigate il web avete sempre attivato un adblocker che fa sparire ogni fastidiosa pubblicità. Per chi quella pubblicità l’ha pagata (indipendemente dal fatto che abbia un prezzo fisso o variabile in base alle performance) è un bel problema: come mostrare allora i prodotti, servizi e quant’altro si cerca di vendere? La risposta è semplice: product placement. Uno strumento certamente meno innovativo del branded content che abbiamo da poco affrontato, ma che continua a mostrare tutta la sua efficacia.

La definizione di product placement

In parole povere, il product placement è la promozione di servizi o prodotti di marca inseriti nel contesto di uno spettacolo o di un film (ma anche video personali e ormai anche nei videogiochi) piuttosto che nella forma di un’esplicita pubblicità. Se pensate che sia solo un caso se l’acqua Ferrarelle compare sulla scrivania dei giurati di un talent show, se i computer Dell sono onnipresenti nei film e se nella vostra serie tv preferita c’è sempre una BMW, beh… Potreste anche avere ragione, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un accordo commerciale tra il produttore dello spettacolo e il produttore del bene che lì appare. (continua…)

Che cos’è il branded content? E anche: a cosa serve e qual è la differenza con il native advertising

Avete appena visto un cortometraggio di altissima qualità su YouTube, girato da un regista di grido e che nel giro di pochi giorni è diventato virale. In quel filmato, non c’è nessuna forma di pubblicità, né esplicita né nascosta; eppure, quel video è stato prodotto, pagato e ospitato sul canale YouTube della Audi, di Louis Vuitton, di IBM o di qualunque altro brand vi possa venire in mente. Le ragioni che spingono alcune aziende a investire in un prodotto di qualità, che sia informativo o di puro intrattenimento, senza averne un ricavo diretto e senza promuovere un loro prodotto, rientrano nelle logiche di una delle forme di marketing che sta avendo più successo negli ultimi anni: il branded content.

Che cos’è il branded content?

Una definizione di branded content da manuale di marketing potrebbe essere: il branded content è la pratica di investire in contenuti persuasivi, allo scopo di informare o intrattenere, che abbiano come risultato la capacità di creare un’esperienza immersiva per il consumatore. (continua…)

 

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